Born Free Texas 26, The Bowl, Yellow Rose Canyon, TX
Everything’s Bigger in Texas
Questo promettente motto vale anche per il programma musicale della quinta edizione di Born Free Texas: ben dodici band incaricate di fornire la colonna sonora del lungo weekend, insieme al rombo dei motori di grossa cilindrata e al tintinnio delle bottiglie di birra. Tutto questo a «The Bowl», nello Yellow Rose Canyon, vicino a Mount Enterprise, più o meno a metà strada tra Houston e Dallas. Un posto perfetto per un festival, con palchi all’aperto, un ovale da flat track, qualche laghetto, aree campeggio, baite in stile Far West e spazio a volontà per parcheggiare senza problemi anche le più mastodontiche vecchie bagger cariche fino all’inverosimile.
Ma torniamo alla musica: basta curiosare tra i titoli delle canzoni delle band di Born Free Texas per scoprire che questo miscuglio scatenato di rock, country, cowpunk, honky-tonk, rockabilly, folk, garage, velocità e distorsione è praticamente il riassunto perfetto dell’evento.
The Bowl ci aspetta. Quindi lega tenda, sacco a pelo e tanica di benzina alla sissy bar, punta il faro verso Mt. Enterprise e:
Hit the Gas (The Gotten)
Go Fast (Cody Bolden & The Roadhands)
Slither On (Hickoids)
E finalmente, dopo una bella macinata di miglia,
eccoti sul posto. Le vibrazioni cominciano ad abbandonare ossa e budella, parcheggi il tuo V-Twin ancora bollente tra tutti quei vecchi ferri e arriva il momento di guardarsi intorno.
C’è la Panhead trasformata in bagger, il modello K con una lunghissima forcella girder, custom appena usciti dall’officina e completamente fuori di testa - come la Shovel del ’74 di Jenny, «Hoochie Coochie Man», vincitrice del Best in Show, scarichi che puntano alle nuvole e una folla di macchine assemblate nei modi più improbabili, ma pronte a divorare miglia su miglia. Oppure, per dirlo cantando:
Old Dog (Zach Moulton)
Killer (Ronnie & The Redwoods)
To Hell With the Wagon (Justin Pickard)
E anche se dal punto di vista geologico The Bowl è soltanto un avvallamento del terreno, qui e ora è:
Texas Heaven (Justin Pickard & The Thunderbird Winos)
Mentre le band strapazzano
i loro strumenti sul palco, in questa enorme conca festaiola sperduta nel nulla texano non mancano altri grandi classici:
Il Wall of Death degli Ives Brothers: Honky Tonk Hellraiser (Cody Bolden)
Un tatuaggio da portarsi a casa?: Wish I'd Have Done It More (Ronnie & The Redwoods)
Lo swap meet dell’AMCA Cherokee Chapter: Working The Graveyard (Cody Bolden & The Roadhands)
E tutto il resto del programma - FXR Tour, San Diego Customs Performance Show, l’arte e le moto di Danger Dan, il bike build, il Rusty Butcher Hooligan Scramble e il Faction Moto Ride-In Show - si potrebbe riassumere con questo inno:
That's the F***ing Dream (Ronnie & The Redwoods)
Ah già, e naturalmente c’è anche il bar,
con tutto il carburante necessario per passare la notte a discutere di pollici cubici, alberi motore, annate, ritrovamenti nei fienili e altre questioni di fondamentale importanza.
Barstool (Sheyna Gee)
We Drank The Bar (Cody Bolden & The Roadhands)
Last Call (Royal Sons)
E siccome in Texas anche i postumi della sbornia sono più grandi che altrove, la mattina dopo dentro la scatola cranica risuona qualcosa del genere: Messed Up As I Feel (Greg Strawn)
A questo punto non restano che le canzoni d’addio:
You're Gonna Miss Me (Hickoids)
Goin’ nowhere (Ronnie & The Redwoods)
Back Down Home (Heath Walker & The Stray Bullets)
All’anno prossimo, quando gli scarichi torneranno a ruggire:
The Bitch Is Back (Hickoids)